L’approccio scientifico, pensieri sparsi

martedì 25 marzo 2008 alle 25:54 | Pubblicato su Performance Tuning | 7 commenti

Ultimamente sento di avere un po’ di confusione in testa e di non riuscire ad organizzare tutte le idee; questo credo abbia influito negativamente sulla qualità del mio blog. Questo post riflette un po’ questa confusione, per cui ci si trovano un po’ di considerazioni sparse.

Bene, oggi, o meglio negli ultimi giorni, ho letto alcuni post che mi hanno fornito nuovi stimoli e nuove idee per un nuovo post. Inizio col citare il fatto che mi sono iscritto al BAAG Party, di cui ho aggiunto il link al mio blogroll. La filosofia di questo “partito”, fondato da Alex Gorbachev, è quella di combattere l’improvvisazione ed il “tirare a indovinare” ovvero il guesswork, in sostanza combattere l’approccio che molti nel mondo dell’informatica hanno nella risoluzione dei problemi. Non è una cosa da poco. Molte persone nel mondo dell’informatica si improvvisano esperti e si mettono a dispensare buoni consigli e suggerimenti basati sul nulla.

Leggendo un recente post di Richard Foote, mi sono sentito molto affine al BAAG party ed ho trovato la discussione attorno al tema (bisogna andare anche a vedere i thread di discussione a cui Richard Foote si riferisce e la serie di commenti che segue alla seconda puntata sull’argomento specifico) molto interessante.

Ho trovato molto simpatica la metafora della mosca sorda sull’osservazione scientifica e sulle deduzioni. Niall Litchfield ha rilanciato con un paragone ancora più ardito, ipotizzando che il riscaldamento globale potrebbe essere collegato alla diminuzione del numero di pirati. Niall per spiegare il concetto porta anche una citazione in latino: “Post hoc ergo propter hoc“, che, se non ho capito male, significa: “siccome viene dopo ciò, ciò è la causa”, insomma un modo per evidenziare una scorretta deduzione logica.

Al centro di queste discussioni c’è sempre la stessa persona di cui non voglio neppure fare il nome, non voglio neppure sbilanciarmi come molti nelle discussioni hanno fatto. La realtà è che in presenza di sistemi complessi e con scarsità di persone pienamente competenti abbondano, o meglio emergono, persone con dubbie competenze ma che non si astengono dall’essercizio del “guesswork”, ovvero dal fare deduzioni logiche approssimative, scorrette e dal lanciare soluzioni certe che soluzioni non sono.

Volendo possiamo vederlo come un’approccio moderno, basato sulla statistica, a seconda dei casi si spara una soluzione che nel 50, 60, 80 per cento dei casi è buona e quindi magari si conquista anche una certa reputazione. D’altra parte credo di aver già parlato di questo e di aver già fatto il paragone sulla medicina che fa largo uso della statistica per curare le persone. Di sicuro la medicina e il corpo umano sono sistemi più complessi, ma anche un database Oracle può essere abbastanza complesso.

La vera differenza tra Oracle e MS SQL Server

Facendo un bel salto, non posso non citare un riferimento che ho trovato su un blog di OTN ad un articolo in cui viene spiegato che la vera differenza tra Oracle e MS SQL Server sta nel fatto che MS SQL Server ha una consolidata comunità e una ampia disponibilità di informazioni facilmente reperibili. In sostanza secondo l’autore è facile trovare sul web informazioni su MS SQL Server e difficile trovarne su Oracle (database). In sostanza l’autore condanna la complessità e la difficoltà di amministrare un database Oracle e in un successivo articolo cita come esempio di complessità la gestione delle tablespace in Oracle …. Visto l’esempio direi che tutte le argomentazioni dell’autore sono a dir poco ridicole. Da utente Oracle potrei dire le stesse cose su SQL Server, ovvero che è difficile trovere informazioni. Il punto è che se uno sa dove cercare, come io penso di sapere fare con Oracle, trova le cose, altrimenti no.

Il collegamento all’inizio del post mi è venuto dal discorso sulla complessità di un sistema Oracle. Francamente sono d’accordo che Oracle può sembrare più complesso del necessario, ma la mia impressione è che per fare cose complesse sia inevitabile dover utilizzare strumenti complessi. Sono perfettamente d’accordo con quanto descrive Danie Fink in un post di qualche tempo fa, in sostanza tutto ciò che non si conosce sembra complesso; è per questo che cerco di leggere quanto più posso, di imparare quanto più posso, di sperimentare quanto più posso: per prendere confidenza con gli strumenti Oracle e superare le difficoltà. Siamo di nuovo alla filosofia BAAG, occorre studiare e conoscere le cose per capirle.

Conclusione

Quello che mi sta a cuore di dire è che diffido sempre di chi afferma di avere la soluzione in tasca a un problema, soprattutto se non ha dimostrato di aver analizzato a fondo il problema stesso. Forse il mio approccio secondo taluni è negativo ma io non amo arrivare a conclusioni affrettate e proporre soluzioni empiriche ai problemi, ma soprattutto ho scarsa considerazione di coloro che così fanno. E’ per questo che sono affascinato da personaggi come Thomas Kyte, Jonathan Lewis ed altri perchè hanno un’approccio veramente scientifico e dimonstrano vera competenza. Questi sono i mie modelli.

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7 commenti »

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  1. Non pretendo di avere delle soluzioni ma, per esperienza personale e non per caso, ho trovato nella tecnica GTD un grande aiuto per organizzare potenzialmente qualsiasi attività.
    Potresti iniziare con il leggerti qualcosa nella wikipedia e, se deciderai di acquistare il libro, sono sicuro che non te ne pentirai.
    Una delle cose belle di questa tecnica è che si hanno già dei vantaggi sensibili anche applicando una sola delle sue linee guida.

    Saluti.
    Mirco.

  2. Se si tratta proprio di questo GTD, Getting Things Done prometto di studiare e magari scriverne su questo blog. Certo devo dire che io sono piuttosto ostico a queste formalizzazioni di metodi di azione, smentendo quanto ho scritto sopra, però cerco di impegnarmi.

  3. [...] A parte il fatto il fatto che non avrei mai pensato che Oracle usasse simili mezzi per fare pubblicità al suo database, l’occhio mi è caduto al link al post precedente di Sean McCown che si intitola “Oracle vs SQL Server” ed il terzo post sull’argomento; al primo post era capitato casualmente tramite un blog di otn  e ne ho gia parlato qualche giorno fa. [...]

  4. “Certo devo dire che io sono piuttosto ostico a queste formalizzazioni di metodi di azione”

    anche io, per carità non si finisce mai di imparare e le metodologie, anche formali, hanno la loro importanza assolutamente, però, la sensibilità la personalità la creatività l’estro di ognuno?

    Ciao
    Alessandro

  5. ma che diavolo scrivo? rileggendo la frase “Certo devo dire che io sono piuttosto ostico a queste formalizzazioni di metodi di azione” mi sono sentito un po’ a disagio, credo che il termine “ostico” non sia quello più adatto, forse “restio …

  6. ok, il concetto però era chiaro ;-)

    guarda questi discorsi mi affascinano sempre ma
    il discorso che faccio è che se poi comunque per l’implementazione dovrò utilizzare uno strumento, sarà comunque lo strumento per forza di cose a condurmi al punto secondo le “SUE” formalizzazioni e i “SUOI” modelli e le “SUE” metologie che non necessariamente sono quelli/quelle di partenza

    Alessandro

  7. comunque siccome mi affascina mi lascio prendere e ci darò un’occhiata


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