Soluzioni di Virtualizzazione dei dati

giovedì 8 gennaio 2015 alle 08:21 | Pubblicato su cloud, Diario, Varie, virtualizzazione | Lascia un commento
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Negli ultimi tre/quattro anni sono stato molto pigro o forse solamente preso da altri impegni, sia lavorativi che extralavorativi, fatto sta che ho dedicato molto meno tempo di quanto non ne dedicassi prima all’approfondimento di nuove tematiche tecnologiche e al rimanere per quanto possibile informato sull’andamento della tecnologia almeno nel settore più vicino a quello in cui lavoro, quindi sintetizzando ai sistemi di gestione delle basi di dati. A peggiorare la situazione è arrivata sei mesi fa una batosta personale che oltre a mettere a dura prova il mio morale e le mie motivazioni ha ridotto ulteriormente il mio tempo libero a disposizione per questa attività di formazione continua. Oggi ho trovato il tempo per dedicarmi all’esplorazione degli articoli “non letti” presenti sulla mia sezione feedly, articoli che si sono accumulati ormai da mesi, anche se noto una scarsa attività.

Oggi ho letto questo articolo di Kyle Hailey intitolato “Top 3 criteria to choose a data virtualization solution”. Quando ho iniziato a leggerlo non avevo neanche idea di che cosa si intendesse  per “data virtualizzation solution”, man mano che leggevo l’articolo pensavo a quanto la tecnologia in questo campo deve essere avanzata in questi ultimi anni, praticamente senza che io me ne accorgessi. D’accordo, è un settore che effettivamente io per ora posso guardare solo da fuori, forse la mia azienda ancora non ha dimensioni tali da sentire l’esigenza o la necessità di questo tipo di soluzioni, anche se posso immaginare che andando le cose come sono andata negli ultimi anni tale esigenza potrà a breve sorgere. In ogni caso la letture di questo articolo è stata per me stimolante, anche se non entra in nessun dettaglio, fa un ottimo riassunto delle caratteristiche che ci si può aspettare di trovare e quindi ottenere oggi con questi sistemi di virtualizzazione dei dati, che in pratica estendono di molto il concetto di snapshot gia presente sulle SAN e su alcuni tipi di filesystem gia da anni. Hailey scrive che ci sono sistemi che permettono di fare dei “branch” dei dati, che tali branch possono essere fatti in modo efficente sia in termini di tempo che di spazio occupato, un po’ come facciamo normalmente con il sistema di gestione del codice sorgente ad esempio con Subversion.

In effetti anche nella mia piccola esperienza mi ritrovo con la problematica di avere più copie e versioni degli stessi dati, solitamente i database si moltiplicano, ambienti di sviluppo, di test, di integrazione, di UAT, di demo ecc. Questo viene gestito nel mio caso con dump di schemi di database Oracle che vengono creati e importati qua e la.

Si tratta di un argomento che ho trovato interessante, per questo ho voluto scriverne qualcosa, se non altro per tenere una traccia anche dell’interessante articolo di Kyle Hailey, se qualcuno mi dovesse chiedere qualcosa in futuro sui sistemi di virtualizzazione dati o CDM o CDV o DVA forse potrò dare una risposta diversa dal solito: “mai sentito prima ” 🙂

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La virtualizzazione per MS nel 2011

mercoledì 13 aprile 2011 alle 13:53 | Pubblicato su cloud, virtualizzazione | 1 commento
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A oltre un anno dal mio ultimo post sul Cloud computing e sulla virtualizzazione, due cose che sono molto legate fra loro, oggi mi è toccato di vedere sulla mia home page di iGoogle un titolo di un articolo di punto informatico che ho voluto andare a vedere. Come faccio spesso nei miei post devo fare una piccola parentesi: ho smesso da tempo di leggere punto informatico, una delle cose che mi faceva imbestialire era il fatto che in ogni articolo si trovavano solo link autoreferenziali e mai a fonti esterne, oggi pare abbiano cambiato e imparato cos’è internet. Dopo aver letto le prime tre righe di questo articolo sulla Virtualizzazione secondo MS ho però cercato di capire cos’è PI, qui si dice che è “il più autorevole quotidiano di informazione su Internet e Tecnologia in Italia dal febbraio del 1996“, io mi chiedo, dopo aver vinto la mia repulsione ed aver letto le tre pagine di quello pseudo articolo, che poteva essere attuale forse tre anni fa, da cosa derivi questa autorevolezza.  L’articolo sta sotto la sezione “Approfondimenti Partner” e  visto anche la sviolinata per  MS che nel 2011 ha scoperto la virtualizzazione ne deduco che PI sia partner di MS, ma come fa un autorevole quotidiano di tecnologia ad essere partner di una azienda software?

Sono molto acido perché confesso di avere sempre  più in antipatia MS, i suoi prodotti e l’ostinazione e pervicacia di quanti responsabili di sistemi informatici si buttano sui prodotti di questa grande azienda che fa buoni prodotti, quando altre aziende li hanno fatti 10 anni prima.

Leggendo quell’articolo mi sembrava di avere un déjà vu , di leggere un articolo su XEN o VMWare o Oracle VM o si Amazon AWS di tre anni fa, quando sappiamo che nell’informatica tre anni sono molti.  Solo pochi giorni fa Alex Gorbachev ha pubblicato su pythian questo post  in cui spiega come accendere in pochi minuti una macchina virtuale sui servizi di amazon (per i nuovi iscritti per un anno gratis), ho provato io stesso, investendo ben 6 centesimi di dollaro che mi verranno addebitati sulla mia Postepay a fine mese per provare un paio d’ore una macchina con Oracle Enterprise Linux e il nuovo Oracle database Express edition 11gR2 beta.

C’è l’ho con MS perché l’utente medio è affascinato dalle finestrelle e dagli effetti grafici, più che non dalla sostanza, pochi giorni fa Eddie Awad ha condiviso su google buzz un interessante articolo in cui si cerca di spiegare con un esempio concreto perché l’interfaccia a linea di comando (CLI) è superiore alle interfaccie grafiche (GUI).

Ho foderato questo post di link (a mio modesto parere tutti interessanti) perché non ho la pretesa di essere autorevole, ma penso che la miglior informazione sia dare riferimenti a fonti ed esempi concreti e magari attuali.

Il cloud computing spiegato da Oracle

mercoledì 24 marzo 2010 alle 24:15 | Pubblicato su cloud, Servizi Web Evoluti | 3 commenti
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Stamattina, cercando di smaltire un po’ di articoli arretrati ancora da leggere dal mio feed reader, ho dato una letta a questa intervista pubblicata sull'”Oracle Magazine” nel numero di Marzo/Aprile 2010. In realtà quello riportato è solo un estratto dell’intervista completa, ma a me pare sufficente. L’intervista completa è disponibile in podcast; approfitto per fare una considerazione su questa cosa:  io ho due problemi con questo metodo di divulgazione di informazioni (il podcast), problemi che valgono anche per i video su youtube, molto utilizzati da Oracle negli ultimi tempi, il primo problema è di lingua, in quanto faccio molta fatica a seguire un’intervista o una presentazione in inglese. Il secondo problema invece è quello posto anche da Cary Millsap tempo fa, ovvero che ascoltare un podcast o seguire un video richiedono molto più tempo di quanto me ne occorra per leggere un articolo (per me, in più rispetto a Millsap c’è appunto il primo problema quello della lingua che accuisce anche il secondo problema).

Era un po’ che non scrivevo qualcosa sul cloud computing, (se la mia ricerca non è bucata l’ultimo post è questo, del 5 maggio dell’anno scorso) d’altra parte sono in linea con la produttività di nuovi post di questi ultimi post.

Tornando quindi all’intervista, fatta a un dirigente Oracle, Sushil Kumar, il quale in sostanza parla della definizione ufficiale di Cloud Computing data da NIST e reperibile qui (il link riportato nell’articolo è  sbagliato nel momento in cui scrivo). Mi permetto di riportare la definizione formale data dal NIST, in quanto l’ho trovata chiara ed esauriente.

Il cloud computing è un modello per abilitare un accesso conveniente e su richiesta a un insieme condiviso di risorse computazionali configurabili (ad esempio reti, server, memoria di massa, applicazioni e servizi) e possono essere rapridamente procurate e rilasciate con un minimo sforzo di gestione o di interazione con il fornitore del servizio. Questo modello “cloud”  promuove la disponibilità ed è composto da cinque caratteristiche essenziali, tre modelli di servizio e quattro modelli di rilascio.

Caratteristiche essenziali (le riporto senza traduzione):

  1. On-demand self-service
  2. Broad network access
  3. Resource pooling
  4. Rapid elasticity
  5. Measured service

Modelli di servizio:

  1. Cloud Software as a Service (SaaS)
  2. Cloud Platform as a Service (PaaS)
  3. Cloud Infrastructure as a Service (IaaS)

Modello di Rilascio:

  1. Private cloud
  2. Community cloud
  3. Pubblic cloud
  4. Hybrid cloud

Non riporto tutto per motivi di tempo e spazio, per cui mi limito ora a fare le mie considerazioni. Ho trovato interessante l’intervista e la definizione che non avevo letto prima perché trovo che si sia riportato sotto la definizione di “cloud computing” tutta una serie di modelli gia esistenti,  quindi se un’azienda si è dotata di una infrastruttura di virtualizzazione si può dire che abbia utilizzato un modello di cloud computing, in questo caso con un modello di rilascio “privat0”, un modello di servizio IaaS e che più ho meno ha le cinque caratteristiche essenziali che caratterizzano il modello cloud.

Kumar spiega i pro e i contro del modello cloud, ma appunto evidenzia come, anche io nelle mie passate disquisizioni, parlando di Cloud, il caso Amazon (AWS) ne è l’esempio,  si tende o si è teso a intendere cloud computing quello con modello di distribuzione pubblico, ma non è necessariamente così, ogni azienda può dotarsi del modello che più è confacente alle sue esigenze, in questo senso il cloud ha fatto grandi progressi e ne sta facendo (forse qualche volta anche troppi 🙂 ).

Zoho Discussions

lunedì 28 settembre 2009 alle 28:19 | Pubblicato su cloud, Servizi Web Evoluti | 1 commento
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Si tratta certamente non del primo servizio di questo genere, però è una novità aggiunta da p0chi giorni alla suite di servizi gia offerti da questo “portale”, zoho, per il quale provo una certa simpatia.

Venerdì casualmente, collegandomi al mio “desktop” su zoho ho notato casualmente un link che diceva “prova il nuovo discussions”, quindi ho deciso di investire dieci minuti per guardare questo nuovo servizio che ho deciso di segnalare perché seppur forse non originale sembra ben fatto, pulito e leggero.

Ancora su “Cloud Computing” e Oracle

martedì 13 gennaio 2009 alle 13:29 | Pubblicato su cloud, Installation and Configuration, Servizi Web Evoluti | Lascia un commento
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Alcuni giorni fa c’è stata una congiuntura astrale favorevole per cui sono capitato su un articolo su OTN e l’ho pure letto, anche se mi ci sono volute almeno un paio d’ore a causa delle frequenti interruzioni. L’articolo è datato settembre 2008 e non ho capito come ci sono arrivato, comunque il titolo è: “Running Oracle Database XE in the Cloud“. L’ho trovato molto interessante e ne consiglio la lettura perché in modo abbastanza semplice spiega come è possibile configurare ed utilizzare i servizi Amazon per il Cloud Computing.

Ho gia parlato in due post precedenti del mio primo impatto con il “cloud computing”,  inizialmente ero perplesso e diffidente, ma la lettura di quell’articolo mi ha acceso una lampadina. Rimango sempre più impressionato (positivamente) del lavoro svolto da Amazon e dalle possibiltà offerte da questa tecnologia.  La perplessità e la diffidenza di affidare i propri servizi alle nuvole rimangono, ma sono mitigate dalla potenza, dall'”elasticità”, dalla flessibilità , dalla scalabilità e dall’apparente economicità dell’infrastruttura AWS.

Pur non vedendo io in questo momento un’applicazione pratica reale (almeno che mi riguardi) per l’utilizzo di questa infrastruttura sono veramente molto tentato di investire qualche euro (è da verificare all’atto pratico, ma sembra veramente che con unità di euro, spese di connessione a internet escluse, ci sia la possibilità di fare delle prove pratiche, sempre che accettino la mia postepay 🙂 .

Il bello è che, leggendo l’articolo, la configurazione di una macchina virtuale sulle nuvole sembra veramente una cosa semplice e veloce una volta preparato gli account e le utility java per la manutenzione.

P.S. (14-01-2009)

Cercando un’altra cosa oggi ho capito come ero arrivato all’articolo su ONT, un post di Eddie Awads. Grazie Eddie!

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